I grappoli non resteranno attaccati alla vite

In queste settimane di emergenza sanitaria, lo scienziato del vino
Donato Lanati si rivolge ai vigneron e non solo. Per loro, una
riflessione un po’ meno scientifica e un po’ più personale.

Tra numeri, mercati e scenari inediti, come viene percepita l’emergenza
sanitaria dal mondo dell’enologia?

Le grandi aziende sono chiuse. Le esportazioni bloccate. I grappoli,
resteranno attaccati alla vite?

“Se pensiamo che un microrganismo, infinitamente microscopico, è stato
in grado di far crollare le nostre certezze e, a livello mondiale,
inceppare tutti gli equilibri, credo che sia giunto il tempo delle
riflessioni più profonde”.

Siamo abituati ad avere tutto, o quasi, sotto controllo. “Perdere il
comando e senza sapere per quanto, è ciò che più spaventa”. Si
percepiscono il limite alla libertà e la vulnerabilità umana.

“La natura segue il suo percorso anche se, talvolta, è inesorabile.
L’azione antropica, in tutto questo, indubbiamente fa la sua parte. La
storia ci ha insegnato che le calamità si ripetono (iniziano e
finiscono), ma abbiamo anche imparato che l’uomo sa adoperarsi per
fronteggiarle. Oggi, dalla nostra parte ci sono scienza, conoscenza e
informazione. Il mondo scientifico sconfiggerà questo virus”.

Mercati chiusi ed esportazioni bloccate. I grappoli resteranno, dunque,
appesi alla vite?

“Chi ragiona in questo modo, pensa solo al business. Il vino è vita che
continua; è amore e rispetto per la natura. Ai lamentosi davanti al
bicchiere mezzo vuoto, io preferisco i propositivi con il calice mezzo
pieno”.

Le difficoltà si combattono aumentando la consapevolezza. L’imperativo
è: reagire.

“E’ giunto il momento di valorizzare maggiormente il prodotto italiano.
Il marchio Made in Italy non è solamente provenienza geografica: è
espressione di indiscussa eccellenza, un valore fatto di storia,
tradizioni, esperienza, ricerca, tenacia e creatività”.

Da dove ripartire?
“Personalmente, quando tutto questo finirà, ripartirò con quelli che
pensano sopra la riga, dal calice mezzo pieno. Con loro, traccerò la
strada del futuro”.

E’ giunto anche il tempo per riclassificare le priorità della vita.

Chi produce vino, vive in una dimensione fortunata: anche se costretto a
casa, affacciandosi alla finestra, non vede il cemento. Gli uomini del
vino vedono la natura che si rinnova. La vista è parte essenziale del
nostro pensiero; la visione della natura aiuterà”.

Dopo il Coronavirus, il valore della vita sarà aumentato.

“Per me, il bicchiere è sempre mezzo pieno e contiene una vita più
consapevole”.

Su gentile richiesta di Pubblicazione da parte di Enosis.it

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