Di che ti piace per primo

Bentrovati,

Devo confessare che questa ricerca sulla birra mi sta incuriosendo moltissimo; e’ interessante approfondire gli argomenti, rendersi conto di quanta storia, fatica, aneddoti, interessi ci siano dietro ad una qualsiasi cosa che noi consumiamo o usiamo in modo automatico, senza riflettere.

Mi auguro che questo nostro portale diventi un piccolo spaccato di vita cuneese e non solo; di certo aumenterà le  mie conoscenze, e quindi, almeno culturalmente, mi sarà sicuramente utile!!!!

Nel servizio precedente abbiamo scoperto che cominciarono gli Etruschi  a far conoscere la birra in Italia; troviamo poi traccia della bevanda in epoca Romana, tuttavia i Romani la consideravano roba da Barbari, poiché preferivano di gran lunga il vino, tanto e’ vero che le coltivazioni di orzo venivano relegate nelle provincie in cui era difficile coltivare vitigni.

Nel Medioevo cominciarono a produrre birra ,tra i primi in Italia, i monaci di Montecassino, e questa e’ storia, ma la leggenda racconta che durante le invasioni Barbariche dal Nord Europa, mastri birrai si rifugiarono nel Monastero, rivelando la ricetta in cambio di ospitalità e protezione.

Fin verso il Risorgimento la birra veniva prodotta senza luppolo, immaginate quindi lo stupore quando in occasione del matrimonio tra Bianca Maria Sforza e Massimiliano d’Asburgo venne offerta birra Austriaca a fiumi a tutti i Milanesi; questo gusto particolare pare lo conoscessero già intorno al primo millennio gli Altoatesini, grazie alla vicinanza geografica ed alle capacità dei mastri birrai bavaresi.

La prima industria italiana di birra, nacque a Nizza, proprio nell’anno della Rivoluzione Francese, era il 1789,  in quegli anni , la capitale della Costa Azzurra faceva parte del Regno di Sardegna, e dal momento che era parte integrante  dei possedimenti Sabaudi, la diffusione in Piemonte fu particolarmente veloce; in omaggio al pioniere nizzardo, a Buttigliera d’Asti, è stato aperto il BIRRIFICIO 1789.

A partire dai primi dell’Ottocento nacquero parecchi birrifici soprattutto nel Nord Italia; con l’influenza dell’impero Astroungarico e dei suoi mastri birrai, la bevanda che era miscelata con acqua ed era ad alta fermentazione , venne raffinata con l’introduzione del luppolo, del malto e dell’orzo; consumo ed industrie conobbero un discreto successo, grazie al suo gusto particolare, alla schiuma, al colore  e divento’  sinonimo di allegria e spensieratezza,  tanto da farne una perfetta testimonial della BELLE EPOQUE. A tal proposito e’ bellissima la locandina pubblicitaria della BIRRA ITALIA 1906.

Ricordiamo in quegli anni la nascita della DREHER  nel 1829 a Brescia, della PORETTI nel 1876  in provincia di Varese, la MORETTI nel 1859 ad Udine, la PERONI nel 1846 a Vigevano, e tantissime altre, tanto che negli anni precedenti alla Prima Guerra Mondiale, si contavano circa 150 birrifici. Fantastica la cartellonistica pubblicitaria che nella birra e’ sempre stata particolarmente incisiva; esiste un fiorente mercato di collezionisti soprattutto per quelle vintage.

Lo scoppio del primo confitto Mondiale diede un duro colpo, poiché le materie prime venivano in gran parte importate dai Paesi che erano diventati nostri nemici, e produzione e consumo scesero notevolmente. Dopo la guerra,  la vittoria ci porto’ in eredita’ una decina di birrifici di grandi dimensioni, tra cui la DREHER e la FORST.

Parecchi stabilimenti avevano chiuso, ma la sessantina di fabbriche rimanenti aveva aumentato la capacita’ produttiva e la crescita costante porto’ ad un consumo pro-capite nella meta’ degli anni ‘20 di circa tre litri e mezzo

NUOVA TEMPESTA SULLA BIRRA

In questi anni il consumo di birra comincio’ ad infastidire e non poco i produttori di vino, stava diventando una concorrente temibile, e si corse ai ripari con un aumento sulle imposte di produzione, regolamentazione della vendita dietro apposita autorizzazione, imposizione ai birrai di impiegare almeno il 15% di riso nella miscela dei cereali; tutti questi paletti portarono un considerevole aumento dei prezzi che fecero crollare nuovamente i consumi, molte fabbriche fallirono,  ne rimasero poche decine ma seppero coalizzarsi e riorganizzarsi , si rafforzarono e con grandi sforzi superarono la crisi.

Piano piano ripartirono ma ecco in arrivo un nuovo conflitto e un nuovo stop con la Seconda Guerra Mondiale, anni bui , drammatici, pagine nere per l’intera umanità dove sembrava non esserci fine al peggio ma poi, come sempre, alla fine del tunnel : LA LUCE

Eccoci finalmente ai MITICI ANNI 50, la ripresa, il boom economico, allegria e positività era la parola d’ordine. Tutto sembrava possibile e realizzabile, l’avvento di una nuova forma di distribuzione con la GD E GDO (Grande Distribuzione e Grande Distribuzione Organizzata) resero i prezzi accessibili a tutti e la birra divento’ un prodotto di uso comune.

Quello che mi ha affascinato della sua storia e’ proprio questa continua altalena , che può essere paragonata alla storia di ognuno di noi, alti e bassi, successi e fallimenti, ma sempre ha cercato di resistere e rinnovarsi, sempre uguale e sempre diversa , per questo sorseggiando un buon boccale di birra e’ come se ne assaporassimo la storia, che partendo da un semplice miscuglio posto dentro una ciotola dimenticata alle intemperie, ha saputo attraversare i secoli.

Oggi e’ ancor più nuova, giovane  e moderna , grazie ai birrifici artigianali, i microbirrifici , brew farm, etc. che con mille variazioni sul tema  hanno rivisitato questa bevanda (e nella prossima puntata scopriremo  come) ma quello che ci sta insegnando la storia della BIRRA  e’ proprio questo : ARRENDERSI MAI RINNOVARSI SEMPRE

A presto

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